Sanità digitale: oltre l’adempimento tecnico, verso l’umanizzazione del dato

Dott. Massimo Tartamella dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "Paolo Giaccone" di Palermo

Intervista a Massimo Tartamella (Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo): 

“La vera digitalizzazione non replica la carta, libera il tempo per la cura”.

L’ultima Legge di Bilancio e le direttive del PNRR parlano chiaro: la sanità del futuro deve essere digitale, interconnessa e, soprattutto, umana. Ma cosa significa concretamente “umanizzare” un ospedale attraverso i bit? Non si tratta solo di sostituire una cartella cartacea con un PDF, ma di ridisegnare i processi per rimettere il paziente al centro.

Abbiamo approfondito questo tema con il Dott. Massimo Tartamella dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, protagonista di una trasformazione digitale che ha anticipato i tempi della normativa nazionale.

Il “Paradosso Digitale”: meno schermi, più relazione

Dott. Tartamella, la digitalizzazione viene spesso percepita come un muro di burocrazia informatica tra medico e paziente. Al Policlinico Giaccone, invece, è diventata un volano di umanizzazione. Come avete ribaltato questa percezione?

“Il punto di partenza è stato capire che il digitale è un mezzo, non il fine. Molti hanno commesso l’errore di vedere la digitalizzazione come il semplice passaggio dalla macchina da scrivere al PC: lo stesso processo, solo più moderno. Noi abbiamo puntato sulla semplificazione dell’accesso. Se un paziente può consultare la sua cartella clinica o i suoi referti istantaneamente dal Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), stiamo riducendo il suo stress e i suoi tempi di attesa. Umanizzare significa semplificare la vita alle persone in un momento di fragilità. Abbiamo iniziato nel 2015-2016 con il Pronto Soccorso, e la scelta di soluzioni intuitive è stata la chiave per far capire agli operatori che il software era un alleato, non un ostacolo”.

La collaborazione azienda-consulente, oltre la fornitura

In questo percorso, il rapporto con Agile non è stato quello tradizionale tra cliente e fornitore di software. Qual è la specificità di questa partnership nello sviluppo dell’ecosistema digitale?

“In sanità, l’integrazione è tutto. Un ospedale è un organismo complesso dove coesistono sistemi diversi (laboratorio, radiologia, reparti). La vera forza della collaborazione con Agile è stata la capacità di integrazione fluida attraverso standard come l’HL7. Non abbiamo comprato un “pacchetto chiuso” ma costruito un ecosistema interoperabile. Tuttavia, l’aspetto tecnico è solo metà dell’opera. Il valore aggiunto è la presenza. Il supporto quotidiano, on-site e remoto, anche nelle ore notturne per le emergenze, ha creato un rapporto di fiducia. Quando un infermiere o un medico meno avvezzo alla tecnologia sa di avere un esperto di Agile al suo fianco per risolvere un dubbio, la resistenza al cambiamento crolla. È una sorta di “miracolo digitale” che nasce dalla sensibilità condivisa verso la missione ospedaliera”.

Superare la “comfort zone” della carta. Le sfide manageriali

Il settore sanitario affronta oggi la sfida della Direttiva NIS 2 sulla cybersicurezza e la gestione delle liste d’attesa. Quali sono gli ostacoli che ancora frenano una regia centralizzata?

“L’ostacolo principale non è tecnologico, è culturale. Manca ancora una visione manageriale d’insieme, specialmente a livello regionale. Oggi le aziende sanitarie si muovono spesso in modo asincrono. Abbiamo bisogno di standard uniformi: un CUP unico, una cartella clinica regionale, sistemi che parlino la stessa lingua. Senza una regia centrale, i dati restano silos isolati. La digitalizzazione deve essere guidata dai vertici: se il management non abbandona la carta, il personale non si sentirà motivato a fare il salto. La tecnologia deve semplificare, come stiamo facendo con la firma massiva delle cartelle: meno clic per il medico, più tempo per il malato”.

Il Focus Tecnologico: Interoperabilità e Continuità Uno dei pilastri del progetto è il Clinical Data Repository (CDR). L’obiettivo è unificare laboratorio, radiologia e cardiologia in un unico “cervello” digitale che alimenti costantemente il FSE e garantisca la conservazione a norma, assicurando la business continuity anche di fronte a criticità infrastrutturali.

Prospettive future: il post-PNRR

Molte aziende temono che, esauriti i fondi del PNRR, l’innovazione si fermi. Come si garantisce la sostenibilità di questa rivoluzione?

“Non possiamo permetterci di tornare indietro. La sostenibilità futura dipende dalla capacità di trasformare gli investimenti attuali in processi operativi quotidiani. Dobbiamo superare definitivamente la metafora cartacea: non dobbiamo più pensare a “file salvati sul PC”, ma ad accessi condivisi e dati fluidi. Il successo non si misura in quanti computer abbiamo installato ma in quanti medici oggi ci dicono: «Grazie, questo sistema mi ha semplificato il lavoro». Questa è la strada per una sanità che sia davvero digitale perché è profondamente umana”.